|
marzo 1986
da: MONGOLFiERA
su Bologna Roberto Grassilli tra musica e sogni
di Daniele Barbieri
C'è un cuore fumettistico anche nella bassa, a San Pietro in Casale. Roberto Grassilli, rockettaro, anzi bluesman, ventiquattrenne, pubblica da un paio d'anni storie singolari e qualche mostro domestico. La sua parola d'ordine, a giudicare dalle dichiarazioni più di una volta presenti nelle sue storie, dovrebbe essere "demenziale", ma a guardar bene si tratta di un demenziale sottile e patinato, più vicino alla tradizione anglosassone del nonsense che non all'esuberanza caustica e un poco nichilista del demenziale nostrano di qualche anno fa. A favore di questa tesi gioca il fin troppo evidente amore per l'arguzia inglese del nostro autore, chetra fumetti e illustazioni esplora volentieri territori tra Lewis Carroll e i Beatles i quali (chissà forse non tutti lo sanno), sono stati anche non trascurabili autori di questa britannicissima forma di humor.
Non si tratta solo della frequenza di argomenti a sfondo musicale (oltre ai Beatles, compaiono piu volte nelle sue storie anche i meno famosi Lino & i Mistoterital, gruppo in cui Grassilli milita da tempo), ma anche di un andamento che mi piace definire "musicale" delle sue storie. Più stentatamente da principio, e sempre più chiaramente andando avanti, le storie a fumetti di Grassilli sembrano sostenute da un'onda più ritmico melodica che narrativa. Guardiamole un po' da vicino. intanto, il disegno: decisamente originale. Tra tutti i giovani fumettisti nostrani esorditi dopo "Valvoline" certamente il più lontano da qualsiasi influsso dei nomi affermati. La totale mancanza del contorno nero attorno a figure e profili un contorno che manca di rado nel disegno dei fumetti mentre il colore rimane acquarelloso e più evocativo che descrittivo, fa si che le sue immagini appaiano come variazioni tonali attorno ad alcuni colori fondamentali, quasi più armoniche che melodiche e quindi più evocative che narrative. Se a questo aggiungiamo una particolare tecnica di inquadratura, che fa largo uso di immagini grandangolari, o prese da angolazioni particolarissime, ci accorgiamo di quanto Grassilli ami giocare sull'ambiguità à tra reale e sognato, visto che a guardarle bene, quelle inquadrature sono nel cinema tipiche proprio delle scene irreali, immaginate o sognate. Anche le storie poi, con la sola parziale eccezione di quella dedicata ai Beatles, condividono queste caratteristiche di incerta oniricità. Il fantastico si mescola infatti con il quotidiano, e il grottesco, quel demenziale raffinato di cui si diceva sopra. impregna tutta la narrazione di un vago sapore da video clip. Perché è probabilmente alle videoclip che Grassilli pensa producendo i suoi fumetti: ne ritroviamo il ritmo più musicale che narrativo l'amore più per lo spettacolare che per il comprensibile, il gioco delle deformazioni, delle anamorfosi tanto visive quanto narrative. Anche la video clip, come i fumetti di Grassilli, sembra spesso rappresentare una regione che non è quella del reale, troppo codificata dalle regole e dalle consuetudini di eccessivo respiro temporale del cinema, ma che sta tra gioco, spettacolo e sogno. Per la mostra "Doctor Pencil e Mister China" Roberto Grassilli ha illustrato Alice dietro lo specchio. Più di così non poteva svelarsi. Se c'è un testo, nella storia della letteratura, che gioca su sottigliezze intellettuali, lasciando al lettore anche la legittima possibilità di non accorgersene, oscillando tra realtà, rappresentazione e sogno, lavorando più di sfumature musicali che di sviluppo narrativo, e condendo il tutto con una buona dose di grottesco e di nonsense, quel testo è Alice. Grassilli ci illumina sulle nascoste vicinanze tra il suo autore Lewis Carroll, la grande tradizione disneyana (altro chiodo fisso del nostro), e la giovane e prorompente tradizione delle video clip. |